sabato 15 aprile 2017

Recensione "Ciò che inferno non è" di Alessandro D'Avenia

Titolo:

Ciò che inferno non è 

Autore: Alessandro D'Avenia
Prezzo Cartaceo: €19.00
Prezzo Ebook: €7.99

Trama:
"Federico ha diciassette anni e il cuore pieno di domande alle quali la vita non ha ancora risposto. La scuola è finita, l'estate gli si apre davanti come la sua città abbagliante e misteriosa, Palermo. Mentre si prepara a partire per una vacanza-studio a Oxford, Federico incontra "3P", il prof di religione: lo chiamano così perché il suo nome è Padre Pino Puglisi, e lui non se la prende, sorride. 3P lancia al ragazzo l'invito a dargli una mano con i bambini del suo quartiere, prima della partenza. Quando Federico attraversa il passaggio a livello che separa Brancaccio dal resto della città, ancora non sa che in quel preciso istante comincia la sua nuova vita. La sera torna a casa senza bici, con il labbro spaccato e la sensazione di avere scoperto una realtà totalmente estranea eppure che lo riguarda da vicino. È l'intrico dei vicoli controllati da uomini che portano soprannomi come il Cacciatore, 'u Turco, Madre Natura, per i quali il solo comandamento da rispettare è quello dettato da Cosa Nostra. Ma sono anche le strade abitate da Francesco, Maria, Dario, Serena, Totò e tanti altri che non rinunciano a sperare in una vita diversa... Con l'emozione del testimone e la potenza dello scrittore, Alessandro D'Avenia narra una lunga estate in cui tutto sembra immobile eppure tutto si sta trasformando, e ridà vita a un uomo straordinario, che in queste pagine dialoga insieme a noi con la sua voce pacata e mai arresa, con quel sorriso che non si spense nemmeno di fronte al suo assassino, con il coraggio di chi nell'atto stesso di morire insegna come vivere a noi che restiamo. "

Recensione:
Ho finito questo libro da ormai una settimana, ed ho aspettato tanto per scrivere la recensione un po' per mancanza di tempo e un po' per metabolizzare bene le emozioni.
Questo libro si potrebbe definire come  "tratto da una storia vera", infatti realtà e fantasia si fondono in maniera talmente veritiera da farmi sorgere il dubbio che sia effettivamente tutta una storia vera.
Ma partiamo dall'inizio, ovvero da una città: Palermo, più precisamente la Palermo del 1993 e da un uomo, Don Pino, detto anche 3P.
Don Pino è un uomo buono, come dovrebbero essere tutti i religiosi, ma è soprattutto un uomo con una missione: migliorare lo stile di vita degli abitanti del quartiere dov'è nato.
Il luogo di cui sto parlando si chiama Brancaccio ed è una periferia di Palermo; io abito al Nord e purtroppo non ho mai avuto occasione di visitare la Sicilia (cosa che vorrei fare!), quindi non avevo mai sentito parlare di questo quartiere.
Nelle prime pagine mi sono addirittura chiesta se stessi leggendo una parte ambientata in un altra città, perchè il quartiere viene descritto come una via di mezzo tra il Bronx e una città Indiana, o almeno a me ha dato quest'impressione.
Brancaccio è un luogo malfamato, dove i bambini passano gran parte delle loro giornate per strada e dove avvengono tutti i più loschi traffici, il tutto sotto il vigile controllo della Mafia.
In questo luogo che appare molto simile ad un inferno in terra, appare una flebile luce grazie alla forza di Don Pino, che combatte per dare un futuro ai bambini di Brancaccio, che nella loro breve vita hanno conosciuto più dolori che gioie.
La storia è narrata un po' in terza persona, dal punto di vista di uno dei personaggi principali e un po' in prima persona, seguendo il punto di vista di un ragazzo di nome Federico.
Questa scelta narrativa in qualche caso mi ha creato un po' di confusione, ma credo sia anche azzeccata considerando che il libro è scritto principalmente per un pubblico di ragazzi, che quindi possono identificarsi più facilmente in un personaggio loro coetaneo.
Federico abita nella parte centrale di Palermo ed è uno studente di Don Pino, che oltre al suo impegno sociale ed ecclesiastico insegna appunto in un liceo.
Il ragazzo è un tipo come se ne trovano molto pochi al giorno d'oggi, perchè è un amante delle parole e dei libri, tanto che suo fratello lo soprannomina "poeta", per via della sua immensa passione per Petrarca.
Il personaggio di Federico mi ha fatto pensare ad un giovane D'Avenia, ed anche se la sua storia è frutto di fantasia, credo che lo scrittore abbia messo molto di se nel giovane "poeta".
Federico è nato a Palermo ma non frequenta Brancaccio e quando accetta di andare ad aiutare Don Pino con i bambini si sente anche lui spiazzato nel vedere quanto la vita sia difficile in un quartiere a pochi chilometri da casa sua.
Inizialmente doveva aiutare il suo insegnante per pochi giorni, prima di partire per una vacanza-studio in Inghilterra, ma le cose cambiano quando Federico conosce una bellissima ragazza di Brancaccio di nome Lucia.
Attraverso gli occhi innocenti e ignari di Federico e attraverso l'impegno e la bontà di Don Pino, noi lettori iniziamo a conoscere gli uomini, le donne e sopratutto i bambini che abitano il quartiere.
Le loro storie sono spesso difficili e tristi da raccontare, ma D'Avenia lo fa mettendoci l'amore in ogni parola, com'è nel suo stile.
Grazie a quest'amore riesce anche a riportare alla vita un uomo, le cui gesta sono ancora per moltissimi sconosciute (me compresa prima di leggere il libro), ma che merita di essere ricordato, non come un Santo perchè i Santi sono visti come entità astratte e lontane dal nostro vivere quotidiano, ma come un uomo che ha scelto di combattere per la giustizia e con tutti i suoi gesti quotidiani è riuscito a cambiare la vita a molte persone.
Questo libro mi è piaciuto in un modo che è molto difficile da spiegare a parole, mi ha emozionata e commossa ed anche stupita, ma tutto questo non è ancora abbastanza per farvi capire tutto quello che ho provato, credo che l'unico modo per capirlo sia leggerlo.

Giudizio:



Personaggio Preferito:
Questa volta non ho dubbi, il mio personaggio preferito è Don Pino, il vero protagonista del romanzo, perchè so che è realmente esistito un uomo così giusto, buono e coraggioso, il che mi da speranza.




Crediti immagine: http://www.stampoantimafioso.it/2013/09/14/padre-pino-puglisi/

6 commenti:

  1. Ho sentito tanto parlare di questo libro e in effetti sembra proprio fantastico

    RispondiElimina
  2. Devo dire la verità, stimo molto Alessandro d'Avenia, ma di suo non ho mai letto niente. Mi tentava "L'arte di essere fragili", ma dopo aver letto la tua recensione credo che inizierò a conoscere questo autore attraverso "Ciò che inferno non è".

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ho letto anche l'arte di essere fragile ed anche quello è davvero un libro meraviglioso :)

      Elimina
  3. Ciao Emili! Sono assolutamente d'accordo, questo romanzo meriterebbe anche 8 gufetti, se si potesse!

    Volevo dirti che ti ho taggato in un questionario a tema libri:

    http://lanostrapassionenonmuore.blogspot.it/2017/04/25-domande-sulla-lettura.html

    Spero tanto che parteciperai! Un abbraccio :-)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao silvia :) in effetti il libro merita moltissimo e sono felice che anche a te sia piaciuto.
      Ho visto il questionario ed inizio subito a farlo!!

      Elimina