lunedì 31 ottobre 2016

Halloween Book tag

Eccomi tornata come promesso con un altro post a tema Halloween, ringrazio il blog La spacciatrice di libri, dal quale ho preso questo book tag.

Ma ora iniziamo!

Una copertina rossa come il sangue



Una copertina nera come la notte


Un personaggio inquietante





Lei è Annie Wilkes, personaggio molto inquietante della mia attuale lettura, ovvero: Misery di Stephen King.

Un libro che ti ha fatto paura


Per una ragazza come me cresciuta a pane e Disney è stato traumatico leggere Notre Dame de Paris.

Un cattivo affascinante




Il tuo incubo personale




Il mio incubo peggiore da quando a 10 anni vidi il film.

Un libro o un autore con la H di Halloween



Un libro abitato da una creatura magica


 

Dolcetto: un libro che ami

E' sempre arduo fare una sola scelta in questi casi, perciò ho optato per un libro che mi è piaciuto moltissimo e che molti forse non conoscono.

 

Scherzetto: un libro che consiglieresti solo per fare dispetto 

E' stato difficile rispondere questa volta perchè non mi veniva in mente nulla, alla fine ho optato per questo libro perchè ricordo che non mi era per niente piaciuto e che ho fatto fatica a finirlo.


Il Book tag finisce qui! 





Le origini di Halloween

 
Cari lettori, questa notte come sapete si festeggerà Halloween e per l'occasione ho deciso di farmi coinvolgere pubblicando un paio di post a tema.
Purtroppo non so molto su questa ricorrenza, perchè, come diceva sempre mia madre, non è una nostra festa.
Tutto quello che conosco su questo argomento lo devo a film e serie TV, ma ho deciso di provare ad approfondirlo e di condividerlo con voi.


LE ORIGINI DI HALLOWEEN


La prima cosa da dire è che Halloween ha origini irlandesi, più precisamente Celtiche, ed inizialmente era chiamato: Samhain.
Lo Samhain era la festa di fine estate e segnava anche il passaggio da un anno all'altro, veniva festeggiato nella notte tra il 31 Ottobre e  l'1 Novembre, nella quale si ringraziavano gli dei per la generosità dei mesi caldi e fertili ma ci si preparava anche al periodo buio e freddo.
I celti credevano inoltre che in quella particolare notte di passaggio la barriera tra il nostro mondo e quello degli spiriti si affievolisse, concedendo alle anime dei morti di tornare sulla terra.
Da questa credenza hanno origine molte delle tradizioni che ci sono ancora oggi.



TRAVESTIMENTI, ZUCCHE E DOLCETTI


I celti, come molti altri popoli, veneravano e contemporaneamente temevano i morti, perciò nella notte di Samhain si travestivano da mostri e creature terrificanti, in modo da spaventare gli spiriti malvagi.
Ma credevano anche che le anime dei loro antenati tornassero a far visita ai parenti ancora in vita e per illuminare loro la strada posizionavano una rapa cava con all'interno una candela davanti all'uscio di casa e mettevano delle cibarie in modo che gli spiriti potessero rifocillarsi e non decidessero di punire la famiglia con degli "scherzi".
Molti anni dopo, quando gli irlandesi emigrarono in America, non avendo più rape a disposizione, iniziarono ad intagliare le Zucche, dando a loro espressioni terrificanti o felici per spaventare gli spiriti malvagi oppure accogliere gli spiriti buoni.

IL CAMBIAMENTO DEL NOME


Come abbiamo visto molte tradizioni dello Samhain sono sopravvissute e vengono svolte ancora ai giorni nostri (anche se più per divertimento in molti casi), ma c'è una cosa che è totalmente cambiato ed è il nome di questa festività.
Il nome Halloween deriva da All Hallows Eve, che vorrebbe dire "notte di tutti gli spiriti", ma la parola inglese "Hallow" significa anche a santificazione, il che riporta alla festa cristiana di "Ognissanti" che cade proprio l'1 Novembre.

 




Fonti:
Blog: le vere origini di Halloween
Articolo del sito Irlandando

venerdì 28 ottobre 2016

Recensione "Le notti bianche" Fedor Dostoevskij

Titolo:

Le Notti Bianche

Edizione diversa

Autore: Fedor Dostoevskij
Editore: Einaudi Tascabili - serie bilingue
Prezzo di copertina: €11,50

Trama:
"Il sognatore delle Notti bianche è una natura particolare, un idealista che passa come un'ombra ai margini della realtà, lontano dalla grettezza del mondo.
Perso negli ideali di una fervida immaginazione e immerso in uno sciame di fantasticherie, il giovane vagabonda nelle evanescenti notti pietroburghesi in penosa solitudine.
Un isolamento che sarà dissipato dolo dall'incontro con un'altra insonne, notturna creatura, che gli regalerà il sogno di un'avventura meravigliosa.
Apparso per la prima volta nel 1848 e definito un commovente poema sulla giovinezza e sul primo amore, le Notti Bianche è una delle opere più poetiche della letteratura russa."

Recensione:
Questa lettura mi è capitata un po' per caso; ero in biblioteca convinta di fare solo un giro, ma poi.. sapete anche voi come vanno a finire queste cose.
L'unica edizione disponibile era bilingue (il prezzo si riferisce a questa particolare edizione), le pagine a sinistra sono scritte in cirillico e a destra c'è la traduzione italiana, è stato un po' strano leggere solo da un lato, ma così mi è sembrato di procedere più velocemente.



Per quanto riguarda la storia non sono sicura di averla capita del tutto, mi spiego meglio, la vicenda è narrata in prima persona, da un personaggio senza nome che identifichiamo con la sua unica caratterisctica specifica: è un Sognatore.
Il Sognatore vive una vita solitaria ed immersa nell'irreale, le sue giornate sono fatte di confusa rutine e fantasiose illusioni, ma una notte viene trasportato nel mondo reale, quando, mentre passeggiava per la citta deserta, nota una ragazza che piange.
Penso che lei sia la vera protagonista della storia, si chiama Nasten'ka (diminutivo di Anastasia) e vive con la nonna cieca che la tiene sempre sotto stretta sorveglianza.
I due personaggi iniziano ad incontrarsi quasi ogni notte e si conoscono meglio; sul Sognatore non scopriamo quasi nulla, mentre Nasten'ka è più dettagliata ed è grazie a lei che si sviluppa un minimo di trama.
Il Sognatore è un ombra in questa storia, quando non si incontra con Nasten'ka sembra quasi che non viva, infatti ci racconta solo delle notti passate con lei.
Tra i due nasce subito una forte amicizia, ma da parte del Sognatore essa si trasforma quasi subito in amore, mentre il cuore di Nasten'ka si strugge per un altro uomo.



La scrittura è scorrevole ma poco chiara, ci sono molti dialoghi ma le descrizioni sono rarissime e la storia segue un percorso lineare ma confuso.
Mi rendo conto di aver scritto molte contraddizioni nella frase precedente, ma non riesco a descriverlo in modo chiaro, ho spesso avuto l'impressione di essere in un sogno, dove tutto sembra reale ma segue delle regole particolari.
Questa lettura mi ha lasciato molta confusione in testa e non so se si tratta di una cosa normale leggendo Dostoevskij oppure se sono io che non lo capisco proprio, dovrete dirmelo voi.

Giudizio:


Personaggio Preferito:
Ci sono in pratica solo due personaggi e vi dico che preferisco il Sognatore, anche se i suoi pensieri mi hanno confusa, perchè Nasten'ka alla fine si è comportata in un modo che non mi è piaciuto.


lunedì 24 ottobre 2016

Recensione "Due splendidi destini" di Nadia Hashimi

Titolo:

Due splendidi destini 


Autore: Nadia Hashimi
Editore: Edizioni Piemme
Prezzo di copertina: €11,90
Ebook: €6,99

Trama:
"Rahima è una bambina a Kabul, oggi. È una bambina fortunata: perché, essendo la più piccola di quattro sorelle, secondo un'antica usanza afghana, si vestirà da maschio, e di un maschio avrà tutta la meravigliosa libertà di correre, giocare, andare a scuola. Ma solo finché non raggiungerà l'età da marito.
Allora a lei toccherà la stessa sorte delle sorelle e della madre e verrà data in sposa contro la sua volontà.
A darle coraggio, la storia della bisnonna, che condusse una vita ribelle e anticonformista, non accettando mai il compromesso.
Rahima seguirà le sue tracce e lotterà per un destino splendido e luminoso come quello della sua antenata."

Recensione:
Eccomi tornata con una nuova recensione!
Finalmente posso parlarvi di questa stupenda lettura, ma per prima cosa voglio avvisarvi che il titolo mi ha lasciata alquanto perplessa, molto spesso ho creduto che fosse addirittura ironico, visto che le protagoniste vivono situazioni davvero indicibili.
La soluzione a questo dilemma mi è arrivata controllando il titolo originale, ossia: "The Pearl that broke its shell".
Dopo questa scoperta tutto ha avuto un senso, ma andiamo con ordine.
In questa storia ci sono due protagoniste Rahima, ragazzina dei giorni nostri e Shekiba sua bis bis nonna vissuta circa un centinaio d'anni prima.
Il punto di congiunzione tra queste due è la Zia Shaima, che racconta alle nipoti la storia della loro coraggiosa bisnonna.
Rahima è la terza di cinque sorelle, è nata in Afghanistan, luogo in cui una figlia non viene mai desiderata, figuratevi cinque!
Le bambine non hanno la stessa libertà di giocare e uscire di casa come i maschi, ma Rahima ha la fortuna di trascorrere l'infanzia come un Bambino, in modo da poter aiutare la madre con le commissioni e svolgendo qualche lavoretto in un piccolo negozio.
La sua infanzia trascorre felicemente visto che può godere di privilegi che le sorelle non hanno: può giocare in strada con gli altri bambini, correre, uscire da sola e perfino frequentare la scuola.

Ma all'età di tredici anni la sua vita torna bruscamente ad essere come quella delle altre ragazze, questo perchè il padre le ha combinato un matrimonio con un signore della guerra con il triplo dei suoi anni, così inizia la sua seconda vita come quarta moglie di Abdul Khaliq.
In alternanza con la storia di Rahima troviamo quella della Bis nonna  Bibi Shekiba, la cui vita è stata segnata dalle disgrazie fin dalla più tenera infanzia.
Shekiba all'età di circa un anno aveva urtato un pentolino pieno di liquido bollente, procurandosi una terribile ustione su metà del viso e da quel giorno deve convivere con quello che viene da tutti considerato il segno di una maledizione.
Per una serie di disgrazie anche lei deve indossare abiti maschili ed aiutare il padre nel lavoro nei campi, ma il suo destino è estremamente mutevole e la vedremo arrivare dove nessuno si sarebbe aspettato.
Il filo conduttore di questo alternarsi di storie è il Nasib, ossia il Destino, entrambe le protagoniste in diversi momenti della loro vita si trovano a riflettere su questo concetto e su un dilemma: accettare passivamente tutto quello che succede, in quanto il destino non può essere cambiato, oppure cercare di crearsi da sole il proprio destino?
Un altro punto in comune delle due donne è il Dolore, entrambe vivono vicende orribili e sono costrette a sopportare terribili perdite, a volte leggendo mi è capitato di avere le lacrime agli occhi.


Devo dire che questo libro mi ha molto colpita, perchè sebbene le due protagoniste siano separate da un centinaio d'anni, la mentalità rimane sempre la stessa, in alcuni momenti mi dimenticavo addirittura che tra le due ci fosse un divario temporale cosi importante.
Il modo in cui vengono trattate le donne è disumano, e per noi occidentali sembra quasi impossibile, ma leggendo questa storia vi immergerete completamente in una mentalità diversa dove l'uomo ha tutto il potere.
I matrimoni sono combinati e le spose vengono vendute al marito e quest'ultimo ne può fare quello che vuole.
Ritrovarsi in una casa con altre mogli di tuo marito è la normalità, il che crea astio e rivalità, per non parlare delle terribili suocere.
Rahima vive tutte queste situazioni e l'unica persona che le porta conforto è la sua Khala Shaima, che la va a trovare e continua negli anni a raccontarle la storia della sua bisnonna.
"Tutti hanno bisogno di una via di scampo" le ripete spesso Khala Shaima e anche Rahima riesce a superare tutte le avversità, tenendo sempre a mente questa frase.
La lettura è estremamente coinvolgente, l'alternanza delle due storie lascia sempre una suspance simile a quando si guarda una serie tv e sul più bello la puntata finisce.
Come avrete capito sono entusiasta da questo libro, ma non mi sento di dargli il massimo dei voti, perchè il finale mi è sembrato un po' incompleto, forse perchè avevo alte aspettative visto il titolo italiano.

Giudizio:


Personaggio preferito:
Ho amato le protagoniste ed anche molti personaggi minori ma questa volta voglio esaltare la zia Khala Shaima perchè sebbene sia disabile, non si fa abbattere da nulla, è fortissima, coraggiosa e saggia.
Una donna che non ha paura di dire quello che pensa anche alla presenza di un uomo e che vive per le sue nipoti e per rendere le loro esistenze meno terribili.



venerdì 21 ottobre 2016

Ajvazovskij il pittore del mare

Salve a tutti, scusate la lunga assenza ma gli impegni lasciano poco tempo per la lettura, inoltre il libro che sto leggendo me lo sto proprio gustando.
Per non rimanere del tutto inattiva ho deciso di scrivere un nuovo post per la rubrica:





Oggi ho scelto di non parlare di un opera in particolare, ma di presentarvi (per chi non lo conoscesse già) un pittore troppo sconosciuto a parer mio.


Ivan Konstantinovič Ajvazovskij


(1815 - 1900)

Il nome sembra uno scioglilingua, ed è difficile da pronunciare (e perfino da scrivere) perciò da ora in poi mi riferirò a lui chiamandolo semplicemente Ivan per una questione di comodità.

Ivan nacque a Feodosia in Crimea (allora impero russo) nel 1815 da genitori di origine Armena che ebbero altri quattro figli.
Studiò all'Accademia imperiale delle arti di San Pietroburgo, dove conseguì risultati eccellenti, tanto da meritarsi una borsa di studio di perfezionamento all'estero.

Nel corso della sua vita viaggiò moltissimo, in tutta Europa, a Costantinopoli e perfino a New York.
Durante i suoi viaggi ebbe modo di vedere molte meraviglie e in particolare rimase impressionato dal patrimonio artistico italiano.
Le sue opere suscitarono molto interesse: una di esse fu donata a Papa Gregorio XVI per la quale  ricevette in cambio una medaglia d'oro (onoreficenza per laici).
 
Caos (1841)  donata al Papa

In merito a questa vicenda lo scrittore russo Gogol commentò così:
"E bravo Vanja! Sei arrivato a Roma dalle rive della Neva che non eri nessuno e subito hai suscitato il Caos in Vaticano!"

Ivan ottenne una discreta fama tanto da poter vivere nello sfarzo di San Pietroburgo, ma egli scelse di tornare in Crimea, dove poté dedicarsi tranquillamente alla sua attività pittorica.

Ad oggi ci restano circa 6000 opere di questo grande pittore, la maggior parte delle quali seguono lo stile del Romanticismo ed hanno come tema i paesaggi marini.
Ivan era da sempre attratto dall'acqua, che rimase il suo soggetto preferito e divenne un maestro nel rappresentare tutte le sue sfumature.
La sua opera più famosa è: la Nona Onda

La nona onda (1850)

DOVE SI TROVANO LE OPERE:

Sono rimasti talmente tanti quadri che non è possibile elencare tutti i luoghi in cui si trovano, ma in Russia alcuni musei ne vantano diversi nelle loro collezioni.
Ecco in quali: 
  • San Pietroburgo, Museo Russo
  •  Mosca, Galleria Tret'jakov
  • Feodosia, Aivazovsky National Art Gallery
 
Ora per concludere questo post ecco altri suoi quadri, vi invito ad ammirare la bellezza delle sfumature di colori, l'intensità della luce e quanto il tutto risulti sempre realistico e fantastico al tempo stesso.

Arcobaleno (1873)


Venezia (1842
Onda (1889)
Nave nella Tempesta (1887)

CURIOSITA':  

Oltre ad essere un brillante pittore del mare, Ivan si interessava anche di Architettura ed Archeologia.
Gli furono commissionati diversi edifici, specialmente di culto e si impegnò in diverse attività archeologiche nella sua città, dove in seguito fondò a sue spese il Museo archeologico di Feodosia.

Fonti: Wikipedia

giovedì 6 ottobre 2016

Conosciamoci un meglio! Con un BookTag


Ciao a tutti, questo è il mio quindicesimo post e anche se devo ancora prenderci un po' la mano mi sto divertendo moltissimo a condividere con voi le mie passioni!
Oggi ho deciso di fare il mio primo Book Tag cosi potete conoscermi meglio.
Ringrazio il blog I miei magici mondi per avermi dato questa idea facendo lei stessa questo Book tag.

E ora iniziamo!

1. Le citazioni alle quali sei più legata

Appena iniziato e già mi trovo in difficoltà!
Ci sono molte citazioni che mi hanno colpito ma non ho l'abitudine di scriverle da qualche parte perciò in questo momento non me ne vengono in mente molte.
La più significativa a cui riesco a pensare è tratta dal libro Novecento di Baricco, ma visto che è un po' lunghetta da scrivere vi inserisco il video dove la recitano nel film.


Ogni volta da brividi questa scena e leggerla è stato lo stesso.

2. I libri che ti hanno strappato il cuore

Questi sono i primi che mi sono venuti in mente.






      






Sono tutti è tre speciali e strazianti

3. Il libro che hai odiato con tutta te stessa

Qui la risposta mi risulta molto semplice, c'è un solo libro che ho odiato da principio e che non posso proprio sentir nominare ed è:



Forse perchè sono stata costretta a leggerlo a scuola, ma fatto sta che proprio non lo sopporto.

4. I libri che ti hanno fatta sognare

Ne potrei inserire moltissimi ma per problemi di spazio ve ne dico solo due che penso non tutti conosceranno ma che consiglio (sono tra i miei preferiti)












5. Gli autori che ami di più

Al primissimo posto c'è lei, l'inimitabile Jane Austen
Poi in ordine sparso ci sono: Charlotte Bronte, Luis Sepulveda, Albert Espinosa, Alessandro d'Avenia, Lisa See, Ken Follett ecc.

6. Gli autori che non ti convincono

Uno degli autori che mi hanno colpito di meno in questi anni è stata Margaret Mazzantini, ho letto un paio di suo libri e li ho trovati pesanti e noiosi.

7. Gli autori che ti incuriosicono

L'autore che più mi incuriosice è Stephen King, non ho mai letto nulla di suo ma ho intenzione di farlo appena possibile.
Lo stesso vale per Murakami e Shakespeare.

8. I personaggi che hai amato

Ce ne sono troppi per poterli elencare percio ho l'arduo compito di restringere la lista, facciamo a cinque e dirò solo uomini perche se no non riuscirei proprio a scegliere se includessi anche personaggi femminili.
  • Il Signor Darcy di Orgoglio e Pregiudizio
  • Il Principe Andrej di Guerra e Pace
  • Morpheus della Saga Splintered
  • Harry Potter dell'omonima Saga
  • Peeta Mellark  della Saga Hunger Games



9. I personaggi che hai odiato

Sarò ripetitiva ma devo dire Zeno de la coscenza di Zeno e poi devo proprio aggiungere il perfido Frollo e il Capitano Phoebus di Notre Dame de Paris (Victor Hugo).



10. Chi tagghi

Il Book Tag è giunto alla fine, mi sono divertita moltissimo e vorrei che tutti voi lettori provaste a farlo, se volete scrivetelo nei commenti oppure mandatemi il link, sono curiosissima di leggere le vostre risposte!

lunedì 3 ottobre 2016

Recensione "Storia di una lumaca che scoprì l'importanza della lentezza" di Luis Sepulveda


Titolo:

Storia di una lumaca che scoprì l'importanza della lentezza

Autore: Luis Sepulveda
Editore Ugo Guanda
Prezzo di copertina: €11.00

Trama:
"Le lumache che vivono nel prato chiamato Paese del Dente di Leone, sotto la frondosa pianta del calicanto, sono abituate a condurre una vita lenta e silenziosa, a nascondersi dallo sguardo avido degli altri animali, e a chiamarsi tra loro semplicemente "lumaca". Una di loro, però, trova ingiusto non avere un nome, e soprattutto è curiosa di scoprire le ragioni della lentezza. Per questo, nonostante la disapprovazione delle compagne, intraprende un viaggio che la porterà a conoscere un gufo malinconico e una saggia tartaruga, a comprendere il valore della memoria e la vera natura del coraggio, e a guidare le compagne in un'avventura ardita verso la libertà.
Un nuovo indimenticabile personaggio entra nella galleria di Luis Sepulveda.
Un'altra storia memorabile, che insegna a riscoprire il senso perduto del tempo."


Recensione:
Questo libricino è nato nel miglior modo in cui può nascere un libro, ossia per rispondere alla domanda di un bambino.
Lo stesso autore ci racconta come è nata questa storia ed è un bellissimo modo per iniziare questo lento ma anche velocissimo viaggio.
Buffo, se ci pensate, che un libro che ha come tema principale la lentezza si legge in un attimo, e questo direi che è un punto a suo favore.



La storia è scritta in modo molto semplice (è pur sempre un libro per bambini) ma al tempo stesso in modo anche complesso.
Penso che siano gli adulti che possono apprezzarlo appieno, perchè spinge a delle riflessioni profonde.
La protagonista è una lumaca curiosa che vuole scoprire il motivo della propria lentezza e desidera anche avere un nome unico, non definirsi semplicemente lumaca.
Questo è già di per se uno splendido messaggio per i più giovani, perchè la piccola lumaca non si fa abbattere dalle difficolta o dalla derisione delle altre lumache e prosegue testardamente per soddisfare il suo bisogno di sapere.
Dalla sua curiosità nasce un'avventura, che la porterà ad avere un nome, a conoscere il significato della lentezza e perfino quello del coraggio.
Devo dire che questa lettura mi ha colpita molto, adoro lo stile di Sepulveda perchè riesce a trasmettere molti messaggi positivi con poche e semplici parole.
Leggendo ho ripensato alla frase che ci diceva sempre il mio maestro quando ero una bambina: "ragazzi non esistono domande stupide" e sono sicura che anche Sepulveda la pensi in questo modo.
Si è fatto ispirare da una domanda fattagli dal nipote ed ha scritto questo libro, perciò ricordate anche voi che NON ESISTONO DOMANDE STUPIDE.

Giudizio:


Personaggio preferito: La lumaca protagonista, della quale non vi rivelo il nome ma vi dico solo che è molto azzeccato